E’ allo studio un piano-programma di riorganizzazione degli sportelli periferici delle Poste Italiane che prevede la chiusura dei servizi improduttivi, l’accorpamento degli uffici e la diminuzione degli organici e dunque dei servizi. Per contrastare l’ipotesi dell’azzeramento degli uffici decentrati, soprattutto quelli montani e collinari, in tutta Italia è già in corso una dura battaglia in difesa dei diritti dei consumatori e dei cittadini delle località più piccole della nostra nazione. Qualche esempio? Nel bellunese si raccolgono firme, in Toscana il vicesindaco di Coreglia s’è platealmente incatenato alla porta dell'Ufficio postale del suo paesino, in Veneto si sono attivate le istituzioni ed è in corso un vivace scambio di appelli su carta e per e-mail. Anche nella nostra regione c’è il pericolo di riorganizzazione delle filiali delle Poste, ma questo avviene nel silenzio delle istituzioni. E’ il momento di agire.
Ho sollecitato la giunta Errani a illustrare in aula la situazione e spiegare chiaramente ai cittadini se il problema possa interessare anche le piccole frazioni di collina o di montagna dell’Emilia-Romagna.
Le Poste, privatizzate dall’allora governo D’Alema, possono certamente discutere al loro interno di un piano di razionalizzazione dei costi aziendali, ma questo non può e non deve avvenire sulla pelle dei cittadini e a costo di negare i diritti più elementari della gente. Adesso, non si può tacere ed è il momento di passare all’azione! In Emilia-Romagna, e soprattutto in provincia di Forlì-Cesena, era stata già paventata negli anni scorsi una drastica cura dimagrante degli sportelli delle Poste, una sollevazione popolare aveva evitato il peggio ed ora è nuovamente scoccato il momento di tornare sulle barricate.
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